Presentazione libro: Un Tiempu O Ma Paisi
La Libera Pluriversità Palermitana è lieta di annunciarvi che Sabato 26 Marzo alle ore 18.00 presso la sede in via
Sampolo 56 si terrà la presentazione del libro " Un Tiempo O Ma Paisi".
Alla presentazione sarà presente l'autrice Maria Alleri.
L'evento è aperto a tutti!

Identità e memoria sono il leitmotiv del libro Un Tiempo O Ma Paisi, di Maria Alleri, interamente scritto nella varietà madonita del dialetto siciliano, lingua d'affezione dell'autrice. L' opera è strutturalmente divisa in 18 brani, ciascuno dei quali ha un titolo e autonimia semantica, in cui viene rappresentato uno spaccato del vivere semplice, lento, spesso faticoso, che scorreva un tempo a Bompietro (PA), piccolo centro agricolo delle Madonie, nella Sicilia settendrionale. Il tempo non è quello delle fiabe, indefinito, sospeso, irreale, del " c'era una volta..", quello che fa da cornice a personaggi inventati e storie che trovano un senso nella fantasia dei più piccoli; come quello delle fiabe, è un tempo passato, ma popolato e agito, vissuto, sofferto. E' il tempo delle proprie origini, dell'infanzia lontana e felice, della fanciullezza, da cui lentamente affiorano cose e parole, persone e circostanze, eventi di vita paesana, particolari che sembravano perduti. Maria Alleri fa un lavoro introspettivo assimilabile a quello di un archeologo: scava nella memoria, ripercorre a ritroso quegli anni vissuti intensamente alla ricerca di ciò che il fluire impietoso del tempo non è riuscito a cancellare, recupera frammenti del proprio passato e ricostruisce le vicende, la storia quotidiana di uomini, donne e bambini. Man mano riemergono, i ricordi vengono fermati sulla carta con il registro semplice e fluido, e per questo avvincente, del racconto orale. E quel tiempu si cristallizza. In questo viaggio nella sua memoria, intra a menti e intra a cori, denso di significati antropologici, la scrittrice assume inconsapevolmente il ruolo di interprete dell'identità comunitaria di riferimento: la memoria personale diviene memoria collettiva, comune a quanti hanno condiviso quei momenti e quel vissuto, e storica, assumendo importanza anche per le nuove generazioni che in essa possono rintracciare le proprie radici culturali. Il ricorso alla parlata popolare è una scelta stilistica fortemente caratterizzante l'opera. Il codice espressivo, lingua o dialetto, è senza dubbio il più importante degli elementi che fanno l'identità della comunità. Ma il dialetto, la lingua, si evolvono, risentono il richiamo lusinghiero della modernità, della globalizzazione. Maria Alleri ne è consapevole e affida il suo racconto al dialetto, usa le parole e le espressioni che si usavano nel suo paese, costrutti tipici, proverbi e modi di dire. Come Ignazio Buttitta, sente "la chitarra du dialettu ca perdi na corda lu jornu"(Lingua e dialetto 1970), avverte che inevitabilmente molte parole stanno scomparendo seguendo il destino di oggetti e pratiche, e per scongiurare il riischio dell'oblio, per non "ristari poveri e orfani", mette nero su bianco. Perchè la memoria è fatta anche di parole. Di piccole cose e parole. Questo libro non è solo un racconto lontano, e perciò velato di nostalgia, di quadretti di vita d'altri tempi, è anzitutto un atto d'amore per la propria storia, la propria terra, le proprie origini. Una manifestazione di orgogliosa appartenenza ad una piccola comunità che viveva con dignità delle fatiche dei campi in un tempo ancora a misura d'uomo, scandito dai ritmi della natura e dalle feste paesane. Emerge uno spaccato della Sicilia di quasi mezzo secolo fa, nell'opera di Maria Alleri, una sorta di fermo immagine su una realtà scomparsa che l'autrice vuole consegnare ai giovani. I brani di cui si compone non sono che fotografie di un mondo realmente esistito e presto cancellato, dimenticato. Coi suoi valori, i suoi capisaldi indiscussi: la sacralità delle famiglie e del cibo che costava sacrifici, il significato sociale del pranzo della domenica, le feste e i riti sacri, la fiducia nella comunità, l'obbedienza alle figure significative, il gioco spontaneo dei bambini all'aperto, nei campi, nei vicoli polverosi. E ancora, il lavoro, tra le zolle di terra e le mura domestiche, l'educazione dei figli, il ruolo essenziale della donna, la cura degli anziani che convivevano con i figli e nipoti, l'affettu e a pacenzia(pazienza). E la roba di verghiana memoria, la casa con il giardino alle spalle e il pollaio domestico. Uno straordinario documento di facile lettura anche per chi non parla di dialetto, integrato da note lessicali e tracce riassuntive dei brani, capace di coinvolgere emotivamente il lettore in un viaggio nella Sicilia d'altri tempi.
(Recensione di Giuseppe Viviano)
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